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MESSINA- PROIEZIONE DI 181 GIORNI CONTRO IL 41-BIS. IN SOLIDARIETÀ CON LE PERSONE INQUISITE NELLE ULTIME OPERAZIONI REPRESSIVE.

Questo incontro è una risposta alla chiamata di solidarietà nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame per le persone arrestate nell’operazione del16 giugno. Inquisite per i sabotaggi alle linee ferroviarie nel periodo delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina ed accusate di “associazione terroristica con finalità di eversione dell’ordine democratico” (art. 270-bis c.p.); sempre in questa stessa tornata repressiva si è vista l’applicazione del reato di “terrorismo della parola” (art. 270- quinques-3 c.p) introdotto da una delle ultime recenti versione “sicurezza” del governo Meloni, un reato che facilita la carcerazione (quanto meno preventiva) di chiunque detenga materiale scritto cui contenuto sia considerato un’istigazione al compimento di reati, “la detenzione di materiale con finalità di terrorismo”. L’operazione del 16 giugno è stata anche una languida occasione per la forza pubblica di condurre lo sgombero dello spazio occupato Bencivenga, conducendo così l’ennesima azione di guerra totale alle modalità dello stare insieme che non si schiacciano in quelle consentite dal “ordine democratico” e dalle modalità del consumo che ci vogliono sorridenti ma in silenzio.

L’impianto accusatorio che ha convinto il gip alla carcerazione preventiva di Bibi, Arnau, Nico, Ste, Micol, Pietro, Tony Luna e Giulia farebbe riferimento anche ad alcune recenti lotte che si sono sviluppate per lo stivale. In particolar modo quelle in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo Cospito contro il regime del 41-bis e l’ergastolo ostativo, iniziato il 20 ottobre 2022 e durato 181 giorni. Una mobilitazione che ha superato i confini nazionali e si è concretizzata con cortei radicali in diverse città, con azioni di sabotaggio, scioperi e rivolte nelle carceri, etc. L’ agire solidarietà si è così confermata un’arma potente capace di mettere seriamente in dubbio la legittimità di questa macchina di morte che si tiene in piedi infliggendo ulteriori condanne.

In questo contesto, tanto la solidarietà agita che la risposta repressiva hanno creato un ponte tra le lotte in solidarietà con Alfredo e le mobilitazioni con la Palestina. Tanto nelle strade che nei luoghi della detenzione, vedi le azioni di Prisoners for Palestine. Una continuità certamente notata dal monopolista della violenza sua maestà lo stato che ha presto utilizzato le stesse armi contro chiunque dimostrasse una qualunque forma di dissenso. “La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è li a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprix oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici” (da: Alcune riflessioni, e un appello alla mobilitazione, in solidarietà allx compagnx arrestatx e inquisitx nell’operazione del 16 giugno).

Il 41-bis è una misura di prevenzione e non una condanna. Questo non è un semplice tecnicismo ma un elemento fondamentale per inquadrare l’arbitrarietà d’applicazione di un tale dispositivo. Infatti, se la condanna è espressa da un giudice il 41-bis, invece, è applicato da un organo dell’esecutivo. La sottoscrizione avviene a firma del ministro della giustizia in accordo con quello dell’interno. Non si possono però non considerare le condizioni detentive del regime speciale del 41-bis come una vera e propria condanna nella condanna. Infatti, il regime in questione è uno degli esempi in cui avviene de facto una trasformazione della “misura di prevenzione […] in una condanna vera e propria” (da Come un marchio di T. M. Pintus, in Pensare l’impensabile tentare l’impossibile). Una volta applicato il regime del 41-bis anche scontata la pena è possibile che questo non venga revocato. Va in tal senso rilevato come tale misura si può applicare ad una vasta categoria di persone, anche a chi sia semplicemente imputatx e non sia raggiuntx da nessuna condanna. Si configura come una misura a carattere amministrativo ma che ha evidenti implicazioni afflittive. Questo aspetto di ibridazione tra misura amministrativa e penale ricorda i tratti della detenzione riservata alle persone migranti ed inasprite dalla recente entrata in vigore del nuovo patto europeo sulla migrazione, tecniche di trattenimento/detenzione- come noto- mutuate da quelle che lo stato d’Israele infligge a palestinesi e non solo.

Utilizzare detenzione e condizioni particolarmente afflittive di carcerazione per colpire determinate categorie di persone al fine di ottenere consenso pubblico salda l’azione penale alla cultura della guerra che tanto imperversa dalle strade che abitiamo, sino a scenari apparentemente distanti. Ed è sostanzialmente l’operazione che si è compiuta con l’entrata in vigore del 41-bis nel 1992. La ratio iniziale del regime aggravato di detenzione era quella di spezzare i legami tra le persone ai vertici della così dette organizzazioni mafiose e queste stesse. Una forma di carcerazione che non ha mai tenuto conto delle diverse evoluzioni del fenomeno per il quale era stato partorito ma che ha visto la sua applicabilità, invece, allargarsi a ventaglio ed includere sempre più tipologie di persone considerate come una minaccia all’ordine dello stato. “Il nesso tra guerra e repressione interna, attraverso l’utilizzo della tortura, si salda subito dopo la Seconda Guerra mondiale, ma acquista un risalto ancora maggiore dopo lo shock dell’11 settembre 2001: un momento di cambiamento che vede mutare un intero paradigma rendendo meglio visibile quanto succedeva già prima” (da Il 41 bis è tortura di C. Barnao, in Pensare l’impensabile tentare l’impossibile). Il collegamento esistente tra detenzione, tortura e tecniche di guerra si rende ancora più evidente nell’ossessiva militarizzazione dei territori; una militarizzazione che passa dalla presenza di presidi di controllo, dalla disseminazione di telecamere, dalla produzione e la logistica bellica, dallo spargimento di contenuti delle mente che contribuiscono al permanere di un clima di sospetto diffuso. La detenzione si rende evidente strumento di guerra anche per la sua principale funzione di annientamento del nemico, costringendo la persona a negare se stessa.

Lo sciopero della fame di Alfredo, quello di altrx detenutx in sua solidarietà, le mobilitazioni che hanno squarciato i tessuti urbani di diverse città, le mobilitazioni con la Palestina, quelle contro la Leonardo fabbrica di morte, le mobilitazioni contro la devastazione delle “grandi opere”, ogni presenza solidale sotto le mura delle carceri e dei CPR, gli atti di boicottaggio e sabotaggio di questo mondo-galera rientrano tutti in una più complessiva opposizione alla guerra delle nazioni che affligge ogni angolo del globo. Ogni atto di repressione maturato da questi momenti di diserzione e contrasto è, dunque, da considerarsi come un atto di guerra contro ognunx e come tale andrebbe affrontato. In questo specifico quadro bellico si inseriscono le operazioni che hanno condotto alla costrizione di compagnx e marginalizzatx della società della produzione-consumo. Per questa ragione preme, ancora una volta, rilanciare la solidarietà con le persone inquisite nell’operazione del 16 giugno, rilanciare la mobilitazione contro il regime del 41-bis- rinnovato per altri due anni ad Alfredo- e l’ergastolo ostativo. Proprio poiché emblema della strutturale tortura su cui si fonda lo strumento fondamentale per il mantenimento della legittimità degli amministratori del potere, la detenzione.

La lotta contro al ponte sullo Stretto dovrebbe dispiegarsi anche nel campo della discussione contro la repressione, ma anche e soprattutto nell’agire solidarietà nei confronti di chi si trova investitx da quello che sembra apparire come il normale funzionamento della gestione del potere statale. I più recenti provvedimenti come i fogli di via e gli avvisi orali emessi dalla questura di Messina in occasione di manifestazioni di solidarietà sia per le persone inquisite dopo lo scorso uno marzo che con la Palestina dovrebbero allertare tuttx quellx cui non sia già accapponata la pelle agli arresti avvenuti dopo il carnevale no ponte dello scorso anno e la retorica cittadinista di alcuni pastori d’anime locali che mise senza pudore alla gogna compagnx di lotta stigmatizzandolx come “infiltratx da fuori”. Rivendicare le lotte di solidarietà è, dunque, una proposta per prendere parte ad una più vasta opposizione/diserzione a questo mondo cosparso di guerre cui mandante è il capitale e ad eseguirle sono le nazioni.

“Non si può contenere in quattro mura l’odio che proviamo per questa società, come non si potranno contenere nelle quattro mura di un carcere la forza e gli ideali dex nostrx compagnx. Portiamo nel cuore la stessa rabbia! La stessa rabbia di chi non è più al nostro fianco, ma vive nel presento di ogni lotta contro il dominio sull’esistente” (da Di barricate infrante e cuori saldi)

Bibi, Arnau, Nico, Ste, Micol, Pietro, Tony, Luna, Giulia, Bak e Luigi liberx subito.
Con Alfredo. Con Nadia, Anna e Juan.
Con Sara e Sandro. Con tutte le persone inquisite nell’operazione ipogeo e nel quadro della repressione alla lotta contro il ponte.
Per l’abolizione del 41-bis e dell’ergastolo ostativo.
Per l’abolizione di ogni galera.

NO AL PONTE!


CHE NON CI MANCHINO LE PAROLE NEANCHE NELLA GUERRA

[MESSINA]

DUE GIORNI A FIANCO DELLX IMPUTATX DEL CARNEVALE NO PONTE ED OPERAZIONE IPOGEO:

16/12 ORE 16:30: PIAZZA CASA PIA, chiacchiere ed aggiornamenti/ Vinbrulè benefit

17/12 ORE 9.00: PRESENZA SOLIDALE AL TRIBUNALE DI MESSINA


Mercoledì 17 si terrà la prima udienza del processo contro il Carnevale No Ponte per il quale Andre, Gui e Bak sono statx ricnhiusx in carcere e poi agli arresti domiciliari come misura cautelare. L’operazione repressiva orchestrata dalla procura di Messina e sostenuta dalla stampa – se non anche da certi altri sinistri personaggi – puntava a sostenere la narrazione dex violentx venutx da fuori e dellx infiltratx per far passare l’idea che ci sia un’unica via per opporsi alla costruzione di quell’opera devastatrice che è il ponte sullo Stretto.

Una via pacificata, come vuole lo Stato, che ci preferirebbe ciechi davanti alle violenze – da quelle che avvengono qui in Sicilia a quelle genocidiarie in Palestina. 

E invece non staremo a osservare passivamente un genocidio in diretta televisiva, né tantomeno le infrastrutture che lo rendono possibile: opere di importanza strategico-militare, porti destinati al transito di guerra, fabbriche d’armi, poliziotti attrezzati come dei soldati, basi militari. Un elenco interminabile di soprusi.  

Per garantirsi la legittimità di portare avanti la guerra esterna l’Italia, come tutti i paesi del blocco NATO, pratica una repressione interna fatta di sbirri e galera per chiunque si opponga a queste tecnologie di morte. Così in Inghilterra Palestine Action viene dichiarata organizzazione terroristica e alcunx dellx suox membrx rinchiusx in galera per terrorismo, dopo aver preso di mira le fabbriche di armi di Elbit e Leonardo. 

In Italia, Anan, Alì e Mansour rischiano condanne rispettivamente a  12, 9 e 7 anni di reclusione per il crimine, denunciato dallo stato assassino di Israele, di aver collaborato all’organizzazione di un attacco a una colonia israeliana in Cisgiordania. Anan ha dichiarato ai giudici italiani che se il suo reato è aver supportato la resistenza palestinese, ossia aver fatto la cosa giusta, davvero non sente di doversi difendere da questa accusa.

L’Imam di Torino è invece rinchiuso nel CPR di Caltanissetta per aver partecipato a diversi cortei e per aver detto, in riferimento al 7 ottobre 2023, che lx oppressx possono difendersi come meglio credono. 

Qui da noi, 23 carceri e 2 CPR evocano e mettono in atto quotidianamente la violenza di questa guerra interna contro chi non rientra disciplinatamente nei ranghi. 

In risposta al Decreto Sicurezza, che sancisce sotto forma di legge lo stato di guerra interna in cui ci troviamo, un corteo determinato e rabbioso sfilava a maggio di quest’anno per le vie di Catania. 

Davanti al carcere di piazza Lanza è esploso, costringendo la sbirraglia alla difensiva e alla fuga. 

Anche stavolta la risposta repressiva non si è fatta attendere: una valanga di denunce, perquisizioni in diverse case tra Catania, Palermo, Messina, Siracusa e Bari. Tre compagnx, Luigi, Bak e Ale, sono in carcere con vari capi d’accusa, tra cui devastazione e saccheggio e rapina. Anche in questo caso, la retorica di questura e stampa è stata quella dei buoni e dei cattivi: chi mette in campo pratiche che eccedono il recinto della legalità è da considerare come un infiltratx e dunque da isolare. 

Di fronte a tutto ciò, non c’è da cedere alla paura e cadere nella trappola dell’isolamento. Lo sciopero della fame dei Prisoners for Palestine nelle carceri britanniche trova eco anche in Italia, con la solidarietà di Stecco. La resistenza giornaliera nelle città e nelle campagne delle persone razializzate,di chi viene privato della propria casa, di chi si rivolta nelle carceri e nei CPR, l’insubordinazione contro le zone rosse, fino alle giornate di sciopero di fine settembre e inizio ottobre in cui con grande determinazione sono state bloccate merci, tangenziali, magazzini, stazioni, porti in solidarietà con il popolo Palestinese: tutto questo ci indica di seguire la nostra rabbia.

Se per lo Stato la rivolta contro questo schifo di mondo è violenza, allora ben venga la violenza. Una violenza che si opponga alla ferocia della macchina repressiva che tutela il capitale e i suoi interessi. 

Col cuore strettx allx compagnx in carcere, e il desiderio di riempire le piazze e non lasciarlx solx.

Che lo sperpero del proferire non sia pretesto al tacere.

Che la rapina del significare non sia la tomba di ogni giudizio

ALE ANDRE BAK GUI LUIGI LIBERX SUBITO!!!

LIBERX TUTTX!!

CON LA PALESTINA NEL CUORE

NO AL PONTE SULLO STRETTO


20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA MAYA!

RICEVIAMO E DIFFONDIAMO:

20-22 GIUGNO 2025: GIORNATE INTERNAZIONALI DI AZIONE PER L’ESTRADIZIONE IMMEDIATA IN GERMANIA DELLA COMPAGNA ANTIFASCISTA MAYA!
SOLIDARIETA’ DA ROMA CON LA LOTTA ANTIFASCISTA IN OGNI DOVE!


Dal 1997, ogni anno, in Ungheria i nazionalisti dell’estrema destra provano a commemorare i soldati ungheresi e tedeschi che morirono nell’assedio realizzato dall’esercito sovietico a Budapest nel 1945, annichilendo quasi 30.000 soldati nazisti – un giorno nominato come “il giorno della gloria” dai neofascistidei nostrigiorni. In questo contesto i gruppi più forti della destra hanno sempre accolto estremisti fascisti da molti paesi, superando le 2000 visite, rendendolo uno dei raduni neofascisti più grande e importante della scena europea. A Budapest, l’uso di simbologia autoritaria è sempre stato tollerato meglio rispetto ad altre capitali europee, all’interno della retorica della “conservazione della tradizione”. Negli ultimi anni si è registrata la partecipazione di numerosi fascisti con le uniformi delle SS o della wehrmacht con svastiche annesse. Secondo la legge vigente, qualsiasi celebrazione che minimizzi i crimini fascisti non è consentita, tuttavia questi raduni si sono svolti non solo nella totale impunità, ma anche con la piena tutela garantita dallo Stato protofascista ungherese.


Nel periodo andato dal 9 all’11 febbraio del 2023, ci sono stati diversi scontri con nazisti, alcuni dei quali molto ben coordinati, al margine dell’evento. Gli interventi antifascisti hanno messo bene in chiaro che i fascisti non possono portare la loro propaganda revisionista per le strade di Budapest senza essere disturbati o affrontati direttamente. Però questi interventi e azioni antifasciste hanno avuto come conseguenza l’arresto di alcunx compagnx. È questo il contesto in cui Maya, una compagna antifascista tedesca, è stata arrestata in modo violento nella casa dei suoi genitori nel marzo 2023, estradata in Ungheria alla fine di giugno del 2024, a dimostrazione della complicità protofascista dei due stati e del risultato dell’ “implacabile lavoro” dello stato ungherese nell’opprimere e perseguitare persone queer e antifasciste. Da allora si trova lì, in regime di isolamento, accusata di aver partecipato agli attacchi ai danni dei nazisti.


Dal 5 giugno 2025 è in sciopero della fame, in protesta contro le condizioni inumane cui è stata sottoposta nell’ultimo anno, carcerata in un contesto che non riconosce la sua identità queer – la quale è trattata come una brutta malattia infettiva:
“Non posso sopportare le condizioni di detenzione in Ungheria. Per tre mesi la mia cella è stata videosorvegliata costantemente. Per sette mesi ho dovuto indossare sempre le manette fuori dalla mia cella – e a volte anche dentro la cella”.


Il 20 giugno 2025 è stata rigettata la sua richiesta di detenzione domiciliare e resta quindi in Ungheria e in sciopero della fame. Le notizie riguardo il suo sciopero della fame si possono trovare qui: https://www.basc.news/category/tagesbericht/

In Ungheria rischia 24 anni di carcere.
Lo Stato ungherese conduce da molti anni una caccia serrata allx antifascistx, in cui lo stato tedesco non solo è complice, ma mostra apertamente la propria agenda fascista. Mentre da un lato gli assassini della destra estrema vengono classificati come mentalmente infermi e trattati con leggerezza, la cassetta degli attrezzi a disposizione degli assassini dello Stato per dare la caccia allx antifascistx clandestinx e perseguitare lx arrestatx è in continua espansione. Non è certo una coincidenza che l’NSU abbia potuto vagare per la Germania assassinando sistematicamente persone razzializzate indisturbata per dieci anni, che gli estremisti di destra abbiano potuto commettere crimini di massa come incendiare case di rifugiati, attaccare dissidenti e allo stesso tempo accumulare armi, e che solo raramente siano stati affrontati con la repressione statale, mentre tutti i tentativi della sinistra di organizzarsi e resistere sono stati criminalizzati e meticolosamente perseguitati.
In procedimenti come quello del complesso di Budapest, la polizia indaga la formazione di una organizzazione criminale in virtù dell’articolo 129. Questa accusa, facile da formulare per la polizia, apre allx investigatorx tutto il repertorio di mezzi di sorveglianza: perquisizioni domiciliari, controllo, intercettazioni telefoniche, uso di videocamere, dispositivi di localizzazione e investigatorx sotto copertura. Le reti sociali della sinistra radicale vengono indagate attraverso procedure di indagine strutturate, in base alle quali la polizia è inizialmente interessata a chiunque sia associato ai sospettati. Un altro compagno, attualmente in custodia cautelare a Norimberga, è stato recentemente accusato di “tentato omicidio” nel tentativo di fare pressione sui clandestini con accuse esagerate.


Risulta chiaro, ancora una volta, come l’autorappresentazione degli stati non corrisponda con la realtà delle loro azioni e come le loro agende non facciano altro che implementare ulteriormente i programmi fascisti e servire la classe dominante. Tutti gli stati, le loro concezioni di legge e giustizia e i loro sbirri assassini continuano ad essere i nemici di ogni popolo!


LIBERTA’ PER TUTTX – FUOCO ALLE GALERE!

La pratica antifascista è diversificata e necessaria, che sia a Berlino, Leipzig, Jena, Milano o Budapest: “Chi lotta contro i nazisti non può mai confidare nello stato”.
Esther Bejarano

TESTO ORIGINALE: https://lapeste.org/20-22-junio-jornadas-acciones-internacionales-maja/


COSA SONO I CPR? PARLIAMONE IN VISTA DEL PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO DEL 28 GIUGNO

Cosa Sono i CPR? Centri Permanenza Rimpatrio, frontiere, territori, corpi.

Sabato 28 giugno sarà una giornata densa, in Sicilia: a Messina ci sarà un corteo in solidarietà alla causa palestinese (di cui seguiranno presto maggiori informazioni), mentre a Trapani ci sarà un presidio sotto le mura del Centro di Permanenza e Rimpatrio.

Una rete solidale che da tempo si muove in aiuto e solidarietà alle persone migranti, tornerà ad esprimere la propria vicinanza, nel tentativo di rompere l’isolamento che subiscono per il solo motivo di aver avuto il desiderio di muoversi da dove sono nate senza avere il pezzo di carta giusto.

Il sistema politico-economico che vuole decidere del mondo è sempre più stringente sui corpi delle persone. Si intesifica la violenza contro chi vive in Palestina e chi gli è solidale; negli USA si intensificano le deportazioni dei migranti; in Italia la stretta repressiva è stata coronata dal dl sicurezza, che criminalizza anche la resistenza passiva, fuori e dentro carceri e cpr; ed, in ultimo, l’approvazione in Senato del decreto sicurezza a firma Piantedosi-Nordio, un decreto liberticida che amplia la possibilità di carcerazione, creando altresì un collegamento diretto tra detenzione penale e quella nei cpr. Si saldano sempre più tra loro il compartimento carcerario, quello delle deportazioni di persone migranti e le industrie. Inoltre, un’Europa complice che rivede il sistema comune d’asilo, legittimando di fatto la possibilità di detenere persone migranti in appositi centri costruiti extraterritorialmente. Ma d’altronde trattasi di un’attitudine ben consolidata; dai campi inglesi in Ruanda, passando per i memorandum e vari rapporti d’intesa in materia di migrazione tra paesi europei (particolarmente quelli cosi detti di frontiera) e paesi attraversati e/o origine di flussi migratori. Insomma il messaggio è chiaro, in tempo di guerra non si gradiscono stranieri all’interno dei confini, motivo per cui, a livello globale, vi è una vera e propria caccia alle streghe nei confronti delle migranti e dei migranti, che vedono i propri corpi marginalizzati, criminalizzati, detenuti e, nel caso in cui si resti in vita tra le braccia dello Stato, deportati. La chiamano detenzione amministrativa, quella determinata dall’assenza di documenti, quella che permette che una persona venga detenuta in dei veri e propri lager, nel caso dell’italia i Centri di Permanenza per il Rimpatrio, dei veri e propri non luoghi dove la persona è ridotta a nulla, una vita condita di psicofarmaci, abusi ed urla di aiuto inascoltate. Detenzione amministrativa la chiamano, la stessa che lo Stato d’Israele esercita contro quelli che definisce “terroristi”, gente di Palestina, invasa, torturata e poi brutalmente uccisa. 

La legge Turco-Napolitano, del 1998, è la norma che ha istituito i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), centri destinati al trattenimento della persona migrante soggetto di provvedimento di espulsione o allontanamento con accompagnamento coatto alla frontiera che non è eseguibile immediatamente. Così con Decreto Legislativo 25 Luglio 1998, n.286 (“testo unico sull’immigrazione”) viene concepita la possibilità di detenzione amministrativa non relativa alla commissione di fatti di rilevanza penale. Appena dopo quattro anni, nel 2002, si valutò che le disposizioni previste dal decreto legislativo 1998/286 non offrivano valide soluzioni alla questione dell’immigrazione clandestina ed alla criminalità ad esse collegata, così si giunse alla così detta legge Bossi-Fini, la n.189 del 30 Luglio 2002. Le modifiche sono sostanziali e riguardano i diversi aspetti della gestione e prevenzione dell’immigrazione clandestina. Va segnalato che poco tempo prima dell’emanazione della legge Bossi-Fini entra in funzione il sistema EURODAC, sostanzialmente un sistema per la raccolta di informazioni circa il migrante in sede di frontiera, questo risulta utile al fine di stabilire il paese di primo ingresso che vedremo essere il criterio fondamentale per determinare lo Stato competente dell’analisi della domanda d’asilo. Ancora una volta viene prevista la possibilità di trattenere il cittadino straniero nei CPT per un periodo di sessanta giorni, saldando però il trattenimento amministrativo al mondo penitenziario. Viene infatti introdotta la responsabilità penale per lo straniero che non rispetta l’ordine di allontanamento ricevuto. L’articolo 12 della legge Bossi-Fini, in sostituzione dell’articolo 13 della precedente legge “testo unico”, al comma 13 stabilisce che il cittadino straniero soggetto di decreto di allontanamento o espulsione non possa rientrare nei confini dello Stato senza uno specifico permesso del Ministero dell’Interno, pena la reclusione da sei mesi ad un anno, che aumentano da uno a quattro anni nel caso in cui il decreto di espulsione sia stato emesso da un giudice. Con la Legge Bossi-Fini, i CPT vengono trasformati in CIE (Centri Identificazione ed Espulsione), mettendo quindi l’accento sull’aspetto dell’identificazione e dell’espulsione dei cittadini stranieri irregolarmente presenti nei confini dello Stato italiano. Nel 2017 viene varato il decreto legge n.13, il così detto Decreto Minniti, convertito con modificazioni dalla legge 13 aprile 2017, n.46. Il decreto Minniti-Orlando riguarda specificatamente “l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale e le disposizioni su minori stranieri non accompagnati”, ed è nel contesto di tale decreto legislativo, trasformato poi in legge, che vengono trasformati i CIE, già CPT, in CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri). Si prevede l’ampliamento della rete dei centri per i rimpatri e si eleggono come aree preferibili quelle extra-urbane. Si amplia il periodo di trattenimento possibile attraverso convalida della proroga da parte del giudice di pace. L’ultimo aggiornamento dell’apparato giuridico che riguarda, anche, la questione migranti è il “DL Sicurezza” del Governo a guida Meloni. Approvato poi come decreto legge, nella sua gran parte ricalca la ratio di quelli precedenti. Viene allargata a ventaglio la possibilità di carcerazione o, più in generale, di detenzione; e viene implementata la possibilità di espulsione, allontanamento, perdita della cittadinanza o revoca dello status di protezione internazionale per persone straniere soggette a condanna penale. Al Capo III del DdL, precisamente all’articolo 27, sono previste “disposizioni in materia di rafforzamento della sicurezza delle strutture di trattenimento ed accoglienza per i migranti e di semplificazione delle procedure per la loro realizzazione” e si riportano modifiche al Decreto Legislativo 1998 n.286, cui al comma 7 dell’articolo 14 (“esecuzione dell’espulsione”) viene aggiunto il comma 7.1, che prevede la misura della carcerazione e le sue diverse aggravanti nel caso “si partecipi ad una rivolta mediante atti di violenza o minaccia di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti […], costituiscono atti di resistenza anche la condotta di resistenza passiva”. Inoltre il DL aumenta il tempo possibile di trattenimento del cittadino straniero presso un Centro di Permanenza per il Rimpatrio, rendendo possibile il rinnovo sino a due volte del trattenimento, dunque, sino ad un totale di 180 giorni, contemplando la rinnovabilità della misura di trattenimento anche in conseguenza a ritardi burocratici ed a prescindere dalla condotta collaborativa o meno del migrante trattenuto. Oggi, a seguito dell’approvazione del decreto “Albania III”, la trasformazione del centro di Gjader (Albania), precedentemente predisposto per le “procedure accellerate di frontiera”, in CPR, aggiungendolo di fatti alla rete dei centri per il rimpatrio già presenti sul suolo nazionale. Nel testo del DL 2025/37 si evince la “staordinaria necessità e urgenza di adottare misure volte a garantire la funzionalità e l’efficace utilizzo delle strutture di trattenimento” ed a tal fine con il decreto si stabilisce che i centri albanesi potranno essere utilizzati come centri di trattenimento non “eslusivamente” per persone soccorse e recuperate in mare da navi dell’autorità italiana, ma anche per quelle “destinatarie di provvedimenti di trattenimento con validita o prorogati”, ossia si predispone la possibilità di trasferire persone trattenute nei centri su suolo italiano nei centri, a gestione e giurisdizione italiana, invece presenti in territorio albanese.

Nei CPR, in Italia, lo Stato ci rinchiude le persone destinatarie di un decreto di rimpatrio, per il tempo necessario ad organizzare la deportazione. Se non fosse che li dentro la gente ci entra e non ci esce più. Abusi ed abbandono di ogni genere ed intanto le cooperative spilorchiano spicci sulle sofferenze umane. La polizia pesta brutalmente chi, per richiedere assistenza medica, è costretto a bruciare un materasso, altrimenti le sue sole urla strazianti o quella dei compagni non basterebbe a determinare alcun tipo di intervento, il cui più delle volte si traduce in occasioni per intervenire in assetto antisommossa e picchiare ciecamente chiunque trovino a segno. L’elenco delle persone che muoiono dentro quei maledetti non luoghi è infinito. E questi centri si trovano in tutta Europa ed oltre, come in centri italiani in Albania o quelli finanziati dall’allora governo Renzi in Libia, luoghi dai quali le persone piuttosto che finirci rinchiuse preferiscono tuffarsi in mare aperto al buio. 

I CPR sono galere che restano in piedi grazie all’uso quotidiano di idranti, manganelli e psicofarmaci, e in cui lo Stato fa di tutto per non fare uscire le voci dellx reclusx.

…e tutto questo è molto più vicino a noi di quanto sembra.

In Sicilia esistono 2 CPR e altri 5 centri per la detenzione delle persone migranti, più che in qualsiasi altra regione della penisola. Come per esempio ricordiamo anche l’hotspot di Bisconte. Peraltro oggetto di una barbara campagna elettorale che ne millantava la chiusura in una retorica intrisa di paternalismo e becero assistenzialismo. Ma la realtà è che l’ex caserma militare ora hotspot per migranti continua a funzionare. Messina città di frontiera, messina città di passaggio. Cosi le rive dello Stretto si vedono attraversate tanto da fuggitive e fuggitivi, alcunx vittime di qualche decreto d’espulsione quanto dai peggiori degli assassini. L’intreccio che avviene sullo Stretto è micidiale. Caronte&Tourist, un esempio fondamentale di come la messinessissima estorca denaro dalle deportazione lo forniscono i laudi versamenti per il trasporto migranti ed FF.OO dall’isola di Lampedusa, noto punto di sbarco della rotta del Mediterraneo Centrale, sino all’isola siciliana, dove poi vengono smistati nei diversi luoghi della così detta “accoglienza” e deportazione. Poi, Medihospes, cooperativa dell’accoglienza e della cura della persona, si occupa di imbottire di psico-farmaci i pasti  (scaduti) dei detenuti nei CPR e di fiancheggiare l’operazione di tortura ed annullamento della persona messa in opera dallo Stato, tra le altre, ha recentemente acquisito la gestione dei centri albanesi, entrati a far parte della rete di CPR italiani, come scritto sopra, a seguito del decreto ‘Albania III’.  Poi veniamo all’azienda trans-nazionale Webuild, società di punta del consorzio Eurolink, affidatario dei lavori per il ponte sullo Stretto. La società in questione è l’esempio lampante di come l’industria del cemento permei nel mondo della detenzione. Infatti, vediamo Webuild siglare accordi con il DAP (Dipartimento Amministrativo Penitenziario) per la formazione ed assunzione di mano d’opera detenuta, circa 25 mila unità sostengono. Con il preciso intendo di impiegare queste braccia nei cantieri infrastrutturali e quelli che riguardano il PNRR. Così mentre l’ex capo del DAP, Giovanni Russo, avviava un processo di pacificazione ed ammorbidimento delle condizione delle persone detenute al 41-bis, con il duplice interesse di rispondere alle critiche mosse al sistema italiano circa il rispetto dei diritti umani e quello di poter (potenzialmente) estenderne l’applicazione a sempre più detenuti e detenute, il colosso della devastazione ambientale si sfregava le mani. Abbiamo già visto nella costruzione degli stadi in Qatar come ‘Webuild’ intende trattare mano d’opera che viene sostanzialmente schiavizzata, migliaia di morti. Così la necessità di occupare persone detenute giustifica l’ingresso a gamba testa dell’industria dell’infrastruttura nel mondo della detenzione e se contemporaneamente teniamo in conto il corridoio diretto esistente tra istituti penali e i CPR ci rendiamo conto di quanto Webuild sia parte integrante di questa guerra totale ai migranti ed alle persone detenute più in generale.

Quella della privatizzazioni delle carceri ebbe inizio con il decreto “salva Italia” del governo Monti, con la supposta costruzione del primo carcere completamente privato a Bolzano (progetto che poi non ha avuto seguito). Quindi lo Stato domanda ancora come capitalizzare le persone che tiene sequestrate alle grandi aziende. E se le carceri diventano via via bacini di assunzione e di profitti possiamo osservarlo come un mercato, dunque chi ne beneficia economicamente avrà bisogno di sempre più clientela, ossia gente da rinchiudere. L’inaugurazione di ciò che si può definire il “carcere cantiere” in Italia. Quindi carceri e CPR divengono luoghi che non devono lasciare possibilità di scrutare all’interno, degli spazi ben marcati dal “fuori”, ma contemporaneamente divengono simbolo del sadico potere dello Stato, che si sciacqua la sua faccia criminale con progetti di lavoro e “reinserimento” che non sono altro che l’ennesima estrazione di valore da corpi altrimenti inerti. Carcere, 41-bis e CPR, diventano dunque oggetto di ostentazione, spettacolarizzazione delle condanne e rivendicazione del loro potenziale punitivo . Si opacizzano le condizioni interne e se ne esaltano le capacità di propaganda per i governi che si susseguono. Ed infine, se da un lato divengono sempre più bacini di estrazione di forza lavoro in maniera centralizzata, certamente questi non luoghi di sequestro statale sono da sempre luoghi dove si sperimentano tecnologie di controllo e di rilevazione biometrica, lo stesso vale per le frontiere. La guerra ai migranti ed alle migranti e la sempre maggiore necessità di controllo negli istituti detentivi sono da sempre gli strumenti necessari ad un continuo guadagno del compartimento scientifico-militare-tecnologico. Così attraverso una percepita crisi migratoria e di sicurezza (in particolare dei centri urbani) si normalizzano pratiche di schedatura bio-metrica e forme di controllo e detenzione varie. Dai riconoscimenti biometrici, ai pattugliamenti delle frontiere, la millantata crisi migratoria crea la possibilità per svariate sperimentazioni e smisurati guadagni. Droni, telecamere, software, piattaforme di gestione integrata, scambio di dati, leggi sempre più marcatamente liberticide, connivenza istituzionale fanno si che ogni persona che arriva in Europa per prima cosa dev’essere detenuta e da questa condizione di detenzione e controllo provare a seguire gli iter burocratici per la legalizzazione e, così, si agevola il processo di deportazione di tutte le persone che non hanno il “diritto” di rimanere sul suolo europeo, processo che viene del tutto normalizzato come questione di serietà delle istituzioni europee. Mentre si potenziano le tecnologie di controllo sul corpo di migranti, prendono campo progetti come ‘Rearm EU’, con la previsione di spese sino a 800 milioni per armamenti e controllo di frontiere (che sono tanto i confini degli Stati, luoghi di conflitto, luoghi di detenzione). Quindi vi è la conformazione di un gigantesco campo di sperimentazione di tecniche di controllo e repressione attraverso la disumanizzazione delle persone detenute e il loro sempre più stretto controllo. Sicurezza, innovazione, controllo e progresso sono gli elementi fondanti di una società che assumono sempre più spiccatamente un carattere punitivo. La sicurezza di tutti si raggiunge solo attraverso l’oppressione di un gruppo specifico di persone, questo è il mantra che ci viene continuamente sbattuto in faccia.

Diversi dunque i quesiti che vogliamo porci. Capire il funzionamento e la logica che presiede questi mattatoi è senza dubbio utile. Ma la presenza di questi presidi militari di trattenimento sui territori che significano? In che modo detenzione, deportazione di persone migranti e guerra si possono alimentare a vicenda? Come stare vicine a chi chiede a gran voce e con il corpo la libertà?

Discutiamone insieme, scambiamoci informazioni, idee, desideri; costruiamo complicità. Anche in vista del prossimo presidio al CPR di Trapani-Milo di sabato 28 giugno.

FREEDOM, HURRYIA, LIBERTÀ 



Sabato 28 giugno 2025:

-Cpr Trapani-Milo: presidio solidale h 16.00 nel prato adiacente all’ingresso;

-Messina: corteo per la Palestina (seguiranno maggiori informazioni).


PER IL TESTO DELLA CHIAMATA AL PRESIDIO: SICILIANOBORDER


PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO 28 GIUGNO H.16.00

DIFFONDIAMO DA SICILIANOBORDER:


PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO 28 GIUGNO H.16.00

Il CPR di Trapani è un luogo di detenzione amministrativa, dove lo Stato rinchiude in gabbia le persone che non hanno il giusto pezzo di carta, per poi tentare di deportarle.

Come tutti i CPR è un luogo dove il regime dello Stato e delle frontiere si perpetua tramite la violenza e la tortura. I CPR sono galere che restano in piedi grazie all’uso quotidiano di idranti, manganelli e psicofarmaci, e in cui lo stato fa di tutto per non fare uscire le voci dellx reclusx.

Perché provare a rompere l’isolamento sotto le mura del CPR di Trapani-Milo?

Le notizie che arrivano all’esterno sono di un luogo che tenta in ogni modo di sotterrare le voci che urlano rabbia e chiedono libertà.

Nel CPR di Milo i telefoni personali sono stati sequestrati anche quando ne erano state spaccate le fotocamere e spesso viene impedito anche di usare le cabine del centro. Lenzuola e biancheria sono fatte in modo che non possano esser usate per bruciare, e se lo fanno è per poco, o per impiccarsi – è anche così che lo stato prova ad affossare ogni forma di insubordinazione o determinazione.

Questo luogo è stato teatro di numerose rivolte. Nel marzo 2023 una ribellione aveva costretto, in seguito ad un rogo, alla riduzione dei posti a 40.

A Gennaio del 2024 invece lx reclusx hanno distrutto la struttura, rendendola inagibile per circa il 90% e determinandone la chiusura.

I CPR si chiudono col fuoco dellx reclusx, con la rabbia di chi da dentro urla vendetta e diventa scheggia che si scaglia contro il potere.

In seguito alla distruzione di maggior parte della struttura, e dopo gli ennesimi lavori di ristrutturazione e ammodernamento, il CPR di Milo è tornato ad essere agibile ad Ottobre del 2024, aumentando la capienza fino a 204 posti. Le persone recluse, che in un primo momento erano una 40ina, sono presto diventate più di cento. La vicinanza con l’aereoporto di Palermo, snodo a livello nazionale per le deportazioni in Tunisia ed in Egitto, ha così permesso di far riaccendere anche a Trapani i motori della macchina che uccide, tumula e deporta le persone migranti.

Sabato 28 Giugno ci ritroveremo sotto le mura di questa prigione, in solidarietà allx reclusx e contro lo Stato che rinchiude e tortura. Nella speranza che il CPR di Milo torni inagibile e mai più in funzione, nella speranza che sbarre massicce e muri altissimi per un giorno vengano abbattute dallx reclusx e dallx solidali.

Che questa solidarietà polverizzi anche per poco la distanza che vogliono frapporci, saremo lì, perché compagnx di chi si ribella.

Dove lo stato segna confini noi sogniamo orizzonti, complici e solidali con lx reclusx in lotta

Fuoco alle galere

Freedom, Hurryia, Libertà


link alla fonte: https://sicilianoborder.noblogs.org/post/2025/06/06/presidio-al-cpr-di-trapani-milo-28-giugno-h-16-00/


PRESIDIO DAVANTI AL CONSOLATO TUNISINO/ 11.06 ore 10.00- Piazza Ignazio Florio, 24 (Palermo)

Riceviamo e diffondiamo:

PRESIDIO DAVANTI AL CONSOLATO TUNISINO/ 11.06 ore 10.00- Piazza Ignazio Florio, 24 (Palermo).

Il consolato tunisino affronta con totale disinteresse la sorte delle persone scomparse e di chi è stato ucciso dal regime di frontiera. Non garantisce l’identificazione delle salme né nel loro rimpatrio. Le famiglie sono abbandonate, costrette a cercare da sole figli, fratelli, sorelle. Ogni corpo lasciato senza nome è un crimine in più. Eppure, quando si tratta di collaborare con le autorità italiane nella repressione dei vivi, l’azione è immediata: identificazioni rapide, per rinchiudere e deportare. Questa è l’unica collaborazione attiva: quella che permette e legittima la detenzione e la tortura nei CPR. È grazie agli accordi di rimpatrio Italia- Tunisia che tutto questo accade.

DAI CPR AI CENTRI DI DETENZIONE IN TUNISIA, LA FRONTIERA E UNA MACCHINA DI MORTE!!

Un sistema che reprime, tortura e uccide. Un sistema che vieta la libertà di movimento e normalizza la violenza istituzionale. Un sistema che si nutre di razzismo, di silenzi e complicità.

IL GOVERNO TUNISINO È CORRESPONSABILE!!

Reprime le persone migranti, in particolare quelle subsahariane, con violenza, arresti arbitrari e deportazioni nel deserto.


Le comunità migranti, le persone solidali, le voci che non accettano l’ingiustizia si ritrovano in piazza. Per dire che ogni vita conta. Ogni morte merita memoria. Ogni corpo ha il diritto di tornare a casa.


Chi combatte le ingiustizie si trova sempre in mezzo ai guai!

CATANIA

PALESTRA L.U.P.O. SABATO 7 GIUGNO (PIAZZA PIETRO LUPO, CATANIA)

Chi combatte le ingiustizie si trova sempre in mezzo ai guai!

Ore 18.00 PRESENTAZIONE DEL PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO 28 GIUGNO H. 16.00

Ore 21.30 LIVE Long Hair In Three Stages (Noise Rock Post Punk); Stash Raiders (Roleplaying Psichedelic Pop Punk Adventure)


Assemblea/Presentazione del presidio contro i CPR del 28 giugno a Trapani Milo

In Sicilia ci sono due CPR (Centri Per il Rimpatrio), due lager dove lo stato tortura e uccide le persone migranti. Uno si trova a Caltanissetta a Pian del Lago e l’altro è situato a Trapani nella frazione di Milo. Dietro quelle alte grate gialle, decine di persone socializzate uomini sono rinchiuse, per usare le loro parole, come “in uno zoo”. Cibo avariato e pieno di psicofarmarci, isolamento totale ed esposizione continua all’arbitraria violenza di agenti, militari e carabinieri. Questi luoghi sono teatro di frequenti e numerose rivolte, scatenate da un sistema che tenta in ogni modo di sotterrare le voci che da dentro urlano rabbia e che chiedono vendetta. Infatti nel Gennaio del 2024 lx reclusx distruggono la struttura di Trapani Milo, rendendola inagibile per circa il 90% e determinandone la chiusura. Rompere l’isolamento di queste gabbie e stringerci allx reclusx è uno dei pochi mezzi di solidarietà rimasto a disposizione. Uno di quei mezzi che fanno paura allo Stato e ai suoi guardiani, da sempre impegnati a picchiare lx reclusx o a spaccargli i telefoni che servono per comunicare e/o denunciare abusi. Il 28 Giugno alle h.16.00 ci troveremo fuori dalle mura del CPR di Trapani per provare ad abbattere, anche solo per qualche ora, la distanza che ci divide, per urlare la nostra vicinanza allx migranti, per condividere l’odio e la rabbia verso la macchina della deportazione.

Affinché questa terra torni ad essere luogo di arrivi, anziché di partenze: freedom, hurryia, libertà!


“IL LORO GRIDO È LA MIA VOCE”- Poesia da Gaza

|MESSINA|

DOMENICA 18 MAGGIO| ORE 15:00| FORTE S. JACHIDDU (ME)| in “CONTRO LA CITTÀ CANTIERE”


“IL LORO GRIDO É LA MIA VOCE”- Poesia da Gaza

“SE DEVO MORIRE, TU DEVI VIVERE, PER RACCONTARE LA MIA STORIA”

Ancora. E ancora e ancora e ancora e ancora …

Altrimenti niente più ha senso…e mai più ne avrà…

Che le poesie, le parole prese dal testo a cui facciamo riferimento, da Gaza, vengano seminate, dette, urlate, agite per come possiamo, a questa nostra latitudine, con questi seppur goffi inadeguati mezzi e tentativi….che ciò che in Palestina si paga con la vita, voglia, debba diventare storia …”filo bianco ” tra loro e noi….

Che questa azione fatta di parole a cui noi possiamo e dobbiamo dare il fiato possa ripetersi ancora e ancora e ancora , passare di bocca in bocca , scalfire , fecondare…. Domenica e poi di nuovo e di nuovo..ancora ed ancora

FREE PALESTINE!


VOGLIO UN MONDO SENZA CARCERE

VOGLIO UN MONDO SENZA CARCERE
Serata benefit contro tutte le galere, cassa anticarceraria vumsec.
3 Maggio Palestra Lupo, Catania.

H 18.00 Selecta Hip Hop
Giusè x Niero (PA)

H 20.00
Cena sociale

H 21.30 live hip hop
K19 Tribe (PA)
Giusè x Niero (PA)
Peppe Serpe x RBN Hood (CT)
Shili (ME)

Dj set Tekno
Mk-Bastard-Rat (PA)
Shili (ME)


PALERMO// RIQUALIFICAZIONE SIGNIFICA SBIRRI NELLE STRADE GENTE IN GALERA E CPR\\ Sabato 19 Aprile

Riceviamo e diffondiamo:

Palermo è cambiata molto negli ultimi anni. Il turismo ha modificato completamente molte strade e interi quartieri. Gli interventi del comune negli anni hanno sia assecondato l’ondata turistica, sia favorito progetti di cosiddetta “riqualificazione”, cioè messa a valore di aree a fini speculativi, rendendole più attraenti per nuovi abitanti e frequentatori, più ricchi o comunque più decorosi e controllabili. Questi cambiamenti sono stati possibili solo grazie a un maggior controllo della popolazione, da parte degli sbirri e delle telecamere presenti ovunque. Una grossa mano è stata poi data dall’associazionismo, soprattutto di sinistra, che ha fornito la copertura ideologica e la manodopera per portare avanti buona parte dei progetti di “riqualificazione”. Ballarò è un buon esempio di questi cambiamenti, ma nel quartiere tali dinamiche non hanno totalmente preso il sopravvento. Le diverse “comunità” riescono ancora a mettere in campo forme di abitare e vivere il quartiere resistenti al controllo dello Stato. Recentemente il contrasto alla vendita di crack e le regolarizzazioni del mercato storico e di quello dell’usato sono state le occasioni per un rinnovato intervento statale, chiesto a gran voce dalle associazioni. Le conseguenze non sono tardate ad arrivare. Ballarò, l’Albergheria e le aree circostanti sono infestate giorno e notte da volanti e falchi in borghese. Negli ultimi mesi si sono succeduti numerosi fermi di polizia con arresti, trasferimenti in cpr e correlate violenze sbirresche. Nel frattempo il governo ha messo a punto nuove norme repressive, che prevedono numerosi nuovi reati e aumenti delle pene, insomma più carcere per sempre più persone. Il governo ha pure previsto l’apertura di nuovi cpr, centri per il rimpatrio, cioè luoghi dove rinchiudere le persone prive di permesso di soggiorno prima di deportarle. Queste misure, quindi carcere e cpr, andranno a colpire anche la gente di Ballarò, soprattutto chi sarà ritenuto un ostacolo ai cambiamenti in corso.

RIQUALIFICAZIONE SIGNIFICA SBIRRI NELLE STRADE, GENTE IN GALERA E CPR

È il momento, per chi non vuole lasciare tutto in mano a politicanti e sbirri, di prendere la parola e cercare i modi per auto-organizzarsi.